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martedì 27 maggio 2008

Il Vaticano sdogana l'astrobiologia.

Qualche giorno fa fecero scalpore delle dichiarazioni del gesuita padre Funes, argentino, astronomo e filosofo, riportate nientemeno che dall'Osservatore Romano. Alla domanda del giornalista se escludeva l'esistenza di altri mondi: "A mio giudizio - rispose padre Funes - questa possibilità esiste. Gli astronomi ritengono che l'universo sia formato da cento miliardi di galassie, ciascuna delle quali è composta da cento miliardi di stelle. Molte di queste, o quasi tutte, potrebbero avere dei pianeti. Come si può escludere che la vita si sia sviluppata anche altrove? Certo: sino ad oggi non abbiamo nessuna prova di esseri simili a noi o più evoluti presenti in altri mondi. “Ma certamente in un universo così grande non si può escludere questa ipotesi”.
La Chiesa, comunque, non ha paura - disse il gesuita - per questo prossimo ignoto, perché “Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio.
Praticamente il Vaticano ha sdoganato quella che è una nuovissima disciplina scientifica che sta facendo proprio adesso i primi passi: l'astrobiologia. Recentemente sono stati anche istituiti corsi universitari presso le Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Ma a che punto siamo con la ricerca? Facciamo prima dei brevi cenni storici.
La teoria dell'evoluzione degli organismi viventi nasce, a metà dell'800, in un contesto culturale nel quale l'astronomia, all'epoca considerata scienza di fondamentale importanza, gioca un ruolo di primo piano. Fino alla metà dell'Ottocento (in pratica, quindi, fino a Darwin) la gran parte delle idee di vita su altri mondi faceva ricorso a immagini di tipo antropomorfico, mentre in seguito sorge un filone di tipo "anti-antropomorfico" secondo il quale la vita altrove può essere nata anche in modo del tutto diverso rispetto alla Terra.
All'epoca della pubblicazione del libro di Darwin (1859), la chiesa riteneva ancora che la Terra fosse stata creata domenica 23 ottobre 4004 a.C., come affermato nel '600 dal reverendo Ussher. Lord Kelvin alla metà dell'800 aveva calcolata l'età del sole (sbagliando) in decine di milioni di anni, ma evoluzionisti e geofisici avevano bisogno di alcune centinaia di milioni di anni per giustificare i tempi evolutivi necessari all'evoluzione della crosta terrestre e all'evoluzione delle specie. In seguito con la maggiore accuratezza nelle misurazioni la possibilità di vita al di fuori del nostro pianeta sembrò sempre più concreta. Fissiamo adesso dei punti su cui partire:
a) L'Hubble Telescope ha fotografato in una piccolissima regione di cielo (circa 0.003 gradi quadrati) 10000 oggetti di cui la maggioranza sono galassie lontane
b) Una galassia, come quella che ci ospita, ha circa 100 miliardi di stelle
c) 20-50% delle stelle possono avere pianeti
d) 1-2 pianeti per stella possono essere in grado di sostenere la vita.
I punti c) e d) sono i più incerti. Ad oggi si conoscono 147 sistemi solari, di cui 17 con più pianeti, per un totale di 170 pianeti extra-solari, tutti all'interno della nostra Galassia. La recente scoperta di questi pianeti, della dimensione di Giove, suggerisce che nei sistemi extra solari possano esistere luoghi simili alla Terra in cui si può sviluppare la vita. La vita su cosa deve essere basata. Personalmente credo che possa essere basata solo sul carbonio; in quanto, per la particolare posizione che ha nella tabella degli elementi, è l'unico in grado di creare composti estremamente complessi. Certo esiste anche il silicio (vedi i siliconi) ma non ci sono paragoni con il carbonio. Le forme di vita che noi conosciamo si basano infatti su molecole complesse contenenti carbonio, azoto, ossigeno, idrogeno e fosforo, che agiscono nella trasmissione dei caratteri (riproduzione) e nello scambio di energia con l'esterno (metabolismo). Quindi la vita che conosciamo si basa sugli elementi più diffusi nella nostra Galassia (idrogeno, carbonio, azoto e ossigeno) e sul fosforo, che al contrario è molto raro nel gas interstellare.
Per adesso sono state rilevate solo molecole semplici. Sono state osservate circa 130 molecole, che possono contenere fino a 13 atomi. Vi è l'acido formico, la formaldeide, la metilammina, l'alcol etilico, l'acido acetico, e il formiato di metile.
Nel settembre 2004 astronomi americani hanno osservato, in una nube di gas vicino al centro della nostra Galassia, la presenza di uno zucchero (glicoaldeide) che può essere importante nella costruzione delle molecole del DNA e del RNA.
L'anno scorso è stata rivelata la presenza di glicole etilico nella cometa Hale-Bopp.
Per quanto riguarda il futuro ci aspettiamo di migliorare la nostra conoscenza dall'analisi delle polveri sia interplanetarie che provenienti dalla cometa Wild 2, che la sonda spaziale Stardust ha appena riportato a terra, e ovviamente dai nuovi strumenti astronomici, quali ad esempio ALMA, un insieme di circa 50 antenne, che è in via di costruzione sull'altipiano cileno a 5000 metri di altitudine. Le osservazioni a lunghezze d'onda millimetrica e sub-millimetrica potranno trovare nelle comete nuove specie molecolari che ci daranno informazioni sull'origine delle comete stesse. Ciò ci permetterà di individuare, non solo, nuovi pianeti extra-solari, ma di rivelarne anche le atmosfere. Una cosa però sembra certa, per una volta il Vaticano non si metterà di traverso.

martedì 20 maggio 2008

La tigre della tasmania in un corpo di un topo


All'idea che fosse estinta nessuno si era rassegnato. Ma nemmeno si poteva immaginare che la Tigre della Tasmania sarebbe tornata a vivere nel corpo di un topo. Anche se è presto per sentire il suo ruggito, il marsupiale decimato a colpi di fucile è stato ripescato dai vecchi vasi di alcool in cui erano finiti a pezzi gli ultimi esemplari. Con microscopi e pipette gli scienziati hanno tirato fuori dei campioni di Dna non troppo compromessi dal tempo e dall'etanolo. E alla fine, fra tanti, hanno isolato un gene con il compito di assemblare la proteina di cui ossa e cartilagini sono fatte. Per resuscitarlo hanno preso in prestito il corpo di alcuni topi di laboratorio e con un intervento di ingegneria genetica i ricercatori delle università del Texas e di Melbourne hanno creato una chimera. Baffi di topo e scheletro di tigre.
L'esperimento spiegato oggi sulla rivista Plos (Public Library of Sciences) è il primo caso di una specie estinta che torna a vivere, sia pure in piccola parte e senza modificare la morfologia del roditore-chimera. "Fino a ieri eravamo stati capaci solo di leggere il codice genetico degli animali scomparsi. Oggi lo abbiamo fatto funzionare dentro un altro essere vivente" spiega Andrew Pask dell'università di Melbourne che ha guidato l'esperimento. "Le specie attuali rappresentano l'un per cento di tutti gli animali che sono passati sulla Terra".
Mammut, orsi delle caverne, moa, uomini di Neanderthal e perfino un tirannosauro. Le specie estinte da cui i ricercatori hanno estratto materiale genetico sono diverse. Ma è difficile che Dna così vecchi siano tanto ben conservati da permettere la clonazione. Per questo Pask e i suoi colleghi hanno preferito procedere per piccoli passi, riattivando un gene alla volta. Per facilitare il lavoro è nato anche il Frozen Zoo di San Diego, dove il Dna delle specie a rischio viene prelevato e conservato in enormi congelatori.
Il gene fatto resuscitare era stato preso dalla pelliccia di un adulto e dal corpo di tre cuccioli che vivevano nel marsupio e che dopo la morte della mamma sono finiti nei barattoli di alcool del museo di Victoria. Tutti i campioni hanno un secolo circa di età. Da quando gli uomini colonizzatori della Tasmania avevano introdotto i grandi allevamenti di pecore, nel corso dell'800, fra cacciatori e tigri si era innescata una lotta all'ultimo sangue. E le doppiette non ci misero molto a liberare quella terra dai marsupiali carnivori con la faccia di cane e il corpo di iena. Il 9 settembre 1936 in una gabbia del museo di Hobart moriva Benjamin l'ultimo esemplare (una femmina).
Ma l'ultima tigre libera era stata abbattuta da un colpo di fucile già nel 1930. Lì per lì non la rimpiansero in molti e i cacciatori assillati dal suo fantasma continuano a segnalare tigri attorno ai recinti delle pecore. Gli allarmi lanciati ogni anno sono una decina nonostante l'estinzione dichiarata nel 1986. E tre anni fa la rivista australiana Bulletin promise un milione di dollari a chi fosse riuscito a fotografare un esemplare vivo. Senza pensare che sarebbe stato più facile clonarne uno morto.
Fonte - La Repubblica

mercoledì 14 maggio 2008

Il primo embrione umano OGM creato in USA.


In sordina e senza clamori mediatici il primo embrione umano geneticamente modificato è già stato prodotto e poi distrutto dagli stessi ricercatori che lo hanno realizzato. E' accaduto circa un anno fa, negli Stati Uniti, nell'università di Cornell (New York) ma a dare l'annuncio è stata la Human Gentic Alert, un'associazione britannica di volontariato che si batte in Gran Bretagna per una riforma in senso restrittivo della legge che regola l'uso di materiale biologico umano negli esperimenti scientifici.
Secondo l'associazione, i ricercatori dell'università di Cornell avrebbero presentato lo studio sull'embrione geneticamente modificato in un congresso, ma è solo in questi ultimi giorni che la notizia ha fatto clamore sulla stampa americana e soprattutto britannica perché l'autorità inglese che regola gli esperimenti genetici in questi giorni ha lanciato un allarme sugli aspetti etici di questa ricerca in vista di un progetto di legge che, insieme ad altre cose, permetterebbe questo tipo di esperimenti.
Secondo il quotidiano inglese Sunday Times i ricercatori americani avrebbero inserito in un embrione umano non utilizzato per la fecondazione assistita il gene di una proteina fluorescente allo scopo di marcare l'attivazione di alcuni geni durante la fase di sviluppo dell'embrione. Dopo cinque giorni l'embrione geneticamente modificato sarebbe stato distrutto. Questo tipo di ricerche mira a correggere difetti genetici presenti al momento del concepimento, o a creare embrioni modello per capire come si sviluppano alcune malattie. Alcuni esperti però sono preoccupati per le conseguenze che potrebbero provocare esperimenti di questo tipo. Infatti, c'è chi ha già dichiarato che gli esperimenti effettuati dai ricercatori americani rappresenterebbero un primo passo verso l'eugenetica.
Del resto l'annuncio di questo esperimento è destinato a sollevare un enorme clamore: la creazione di embrioni umani geneticamente modificati è infatti uno degli scenari più preoccupanti dell'evoluzione della ricerca in questo settore. Non a caso David King, portavoce dell'associazione che ha portato alla luce questo esperimento ha fornito uno sprezzante giudizio al New Scientist: "Quando ho scoperto questo esperimento - ha detto - sono rimasto scioccato dalla irresponsabilità di questi scienziati".
Fonte - La Repubblica

 
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